Ha
notato, acutamente, Barbara Spinelli sulla Stampa:
"E accaduto qualcosa che non può non rendere perplessi: una completa classe
politica è stata eliminata per via giudiziaria, mentre sono rimaste totalmente indenni le
forze politiche che durante la guerra fredda erano ritenute ideologicamente inadatte a
governare. I ruoli si sono con furia rovesciati: i partiti legittimati di ieri sono stati
proclamati in un baleno illegittimi, mentre gli illegittimi si sono trovati ad essere non
solo rilegittimati per grazia giudiziaria, ma - come nel secondo dopoguerra sul piano
culturale, grazie alla Resistenza di cui in parte erano stati protagonisti sono
diventati ancora una volta i distributori di salvacondotti democratici. Questo squilibrio
ha danneggiato Mani Pulite, intossicandola. E resta ampiamente senza risposta il quesito
del finanziamento dei partiti in un Paese dove una fortissima opposizione - il Pci - era
pagata, in guerra fredda, dalla principale potenza avversaria delle democrazie".
Si può essere di qualsivoglia parte politica, ma è difficile obiettare a una simile
contestazione che ha il dono dell'oggettività.
Stanno qui, in questa concezione non giudiziaria, ma moralisticheggiante e purificatrice
di una malattia che non è solo italiana, i grandi misteri di Tangentopoli e
dellinchiesta che ha cercato di portare alla luce i suoi meandri più bui.
Linchiesta portata avanti dal pool di Milano, diretto da Francesco Saverio Borrelli,
è stata davvero uninchiesta al di sopra delle parti? Se al pool di Milano va
riconosciuto lindubbio merito di aver scoperchiato il pentolone che conteneva il
maleodorante marciume della corruzione, il comportamento dei suoi pubblici ministeri è
stato sempre corretto ed imparziale? Come mai la magistratura italiana presa nel suo
insieme, se non inerte, certamente molto lenta e confusa sui versanti della mafia, del terrorismo e dello stragismo, ha saputo attivarsi i modo così compatto a
proposito delle inchieste sulla corruzione? Perché soltanto le forze politiche
allora al governo, in primis il PSI di Craxi e la DC di Forlani - forze certamente
corrotte ma non le sole - sono state spazzate via? Perché sono così pochi gli
imprenditori e i grandi industriali che hanno pagato il prezzo di quellinchiesta? E
soprattutto perché tra questi non è vi è neppure lombra degli iscritti al club
dei "poteri forti", a cominciare dagli Agnelli, dai De Benedetti e da alcuni
grandi boiardi di Stato dellIRI?
Fino a scendere nei dettagli: perché Francesco "Chicchi" Pacini Battaglia,
l'uomo che per definizione dello stesso Di Pietro era "appena un gradino al disotto
di Dio", uscito indenne dalle inchieste milanesi è stato inquisito poi dalle
magistrature di La Spezia e Perugia?
Dobbiamo dedurne che linchiesta mani pulite è stata solo uninchiesta a metà,
oppure era solo quella la metà dellinchiesta che interessava?
E infine: perché le inchieste mani pulite si sono arenate? E' forse finita la corruzione?
Ci sono poi i misteri nei misteri. Uno su tutti: perché Antonio Di Pietro lasciò
allimprovviso la magistratura?
Ancora a distanza di tanti anni, il Tonino nazionale, ora finito nelle pastoie della
politica, non ha saputo spiegarcelo.

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