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"Nella migliore tradizione giuridica i tribunali non sono cattedre di pubblica e privata moralità, non fanno il ritratto caratteriale dell'imputato, non alludono alle contestazioni polemiche che hanno accompagnato il processo, non rivendicano l'imparzialità della corte, non stabiliscono raffronti storici tra gli atti presi in esame e altri analoghi commessi in un più lungo arco di tempo. Tali argomenti appartengono generalmente allo stile della giustizia militante e a quello dei tribunali speciali dove la condanna deve essere esemplare e la sentenza è una pietra o un mattone per il cantiere dove si costruisce lo Stato etico.
Nei buoni sistemi giuridici, invece, la motivazione della sentenza è un documento freddo e grigio dove si descrivono i fatti, si elencano le prove, si verificano le responsabilità e si applicano le pene previste dal codice. E' tanto più credibile quanto più è distaccata, imperturbabile, stilisticamente anonima".

Così Sergio Romano in un editoriale apparso sul Corriere della sera dell’8 agosto 2003, all’indomani cioè della pubblicazione delle motivazioni della sentenza di primo grado del processo detto Imi-Sir/Lodo Mondadori con la quale, il 29 aprile precedente, erano stati condannati due magistrati romani (uno ormai ex), tre avvocati, uno dei quali già ministro della Repubblica, oltre alla moglie ed al figlio di un ricco e potente petroliere.
Nel mettere on line quelle stesse motivazioni,
Misteri d’Italia non può che fare proprie le parole di Romano.
Nel leggere la premessa alle motivazioni del processo confessiamo che un brivido ci ha percorso la schiena. Abbiamo avuto netta la sensazione di non trovarci di fronte a una normalissma motivazione di un normalissmo processo avvenuto i un normalissimo Paese dove vige lo Stato di Diritto.
Ci è sembrato di trovarci di fronte alla sentenza di un tribunale supremo, un tribunale speciale di fascistica memoria, quasi un tribunale di Dio. Una premessa degna di un trìbunale della Santa Inquisizione e non, appunto – lo ripetiamo – di uno stato democratico dove vige la seperazione dei poteri.
Detto questo - ed eliminata la scandalosa premessa, tutta infracita di egolatrismo giudiziario - le motivazioni della
sentenza Imi-Sir/Lodo Mondadori sono non solo da leggere, ma da studiare.
Primo perché illustrano pienamente l’arroganza, meglio la tracotanza, cui é giunto il potere di corruzione di una certa classe di legulei legati a doppio filo alla più deteriore forma di politica affaristica.
Secondo perché è tempo di capire che la magistratura, la Giustizia, non sono moloch da adorare ciecamente, ma che esistono anche giudici facili a farsi corrompere. E non sono pochi.

 


LE VICENDE IMI-SIR E LODO MONDADORI


IL COMPLESSO ITER PROCESSUALE


IL DISPOSITIVO DELLA SENTENZA

 

MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA


LA PREMESSA


LE QUESTIONI PROCESSUALI


LA VICENDA PROCESSUALE IMI-SIR


cronologia degli avvenimenti


Le fasi processuali


LA VICENDA PROCESSUALE LODO MONDADORI


I RAPPORTI TRA GLI IMPUTATI


I MOVIMENTI FINANZIARI NELLA VICENDA IMI-SIR


I MOVIMENTI FINANZIARI NELLA VICENDA LODO MONDADORI


LE DISPONIBILITA’ FINANZIARIE DEL GIUDICE METTA


LE QUESTIONI DI DIRITTO SOSTANZIALE


LE SANZIONI PENALI


LE QUESTIONI CIVILI

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