Un
giallo vero. Con tutti gli ingredienti per appassionare: amore, sesso, denaro, gelosia e
morte.
Lei, Katharina Miroslawa, polacca - per la legge lassassina
- è bella, di una bellezza prorompente ed esagerata. Fa la ballerina nei night club del
parmense ed è lamante di lui la vittima Carlo Mazza, imprenditore 52/enne, sposato.
Sono loro, Katharina e Carlo i protagonisti centrali del giallo di Parma che comincia la mattina del 9 febbraio 1986: allinterno
della sua auto, una Renault coperta dalla neve, viene scoperto il cadavere di lui.
A dimostrazione se ce ne fosse ancora bisogno che non cè nulla di
meno scientifico delle perizie scientifiche, il primo referto emesso dallistituto di
medicina legale stabilisce che Mazza
è morto per "cause naturali". Occorreranno 24 ore per appurare che nella
testa delluomo ci sono due piccoli fori, prodotti da una pistola calibro 6.35.
Senza alcuno sforzo investigativo le indagini puntano subito sulla pista più ovvia,
quella che conduce allamante dellindustriale, la ballerina polacca Katharina Miroslawa, nonché al suo ex marito, Witold Kielbasinski, anche lui ballerino nei night della
provincia. Ad uccidere sarebbe stato lui, daccordo con lei, anche se entrambi hanno
un alibi di ferro: al momento del delitto erano in Germania. Ad Amburgo lei, a Monaco lui.
Il movente? Una polizza sulla vita da un miliardo che Mazza aveva intestato alla Miroslawa.
Il processo ha un lungo iter. La sentenza di primo grado, pronunciata dalla Corte d'assise
di Parma nel maggio '87, assolve i coniugi polacchi "per insufficienza di
prove".
Alla vigilia del processo dAppello ecco il primo colpo di scena: detective della
compagnia assicuratrice con cui Mazza
aveva stipulato la polizza scoprono che a Monaco di Baviera, proprio alla vigilia
dell'omicidio, era stata noleggiata una Ford dal fratello della ballerina, Zbigniew Drozdzik e da un tedesco di origine greca, Dimosthenes Dimopoulos. L'auto aveva percorso 2.200 km, cioè
poco più della distanza esistente tra Monaco, Parma e ritorno ad Amburgo, dove
lauto era stata riconsegnata proprio la sera del 9 febbraio. Processati, i
due, nel 1990, vengono condannati, in primo grado, a 24 anni di reclusione.
In appello i processi vengono riuniti. Il particolare dell'auto noleggiata viene
considerato dai giudici della Corte d'Appello di Bologna come "l'anello mancante":
su indicazione della Miroslawa, Kielbasinski - in compagnia del cognato e del tedesco-greco - sarebbe giunto con
l'auto noleggiata a Parma per assassinare Mazza.
Il 27 maggio 1991 la corte dAppello di Bologna condanna la Miroslawa, suo fratello Zbigniew e Dimopoulos a 21 anni e sei mesi di reclusione;
24 anni vengono inflitti al marito. Ma non è finita: il 17 dicembre 1991
la prima sezione penale della Cassazione annulla la sentenza, ritenendo che la
colpevolezza dei quattro era stata desunta sulla base di semplici indizi che non erano
"univoci, gravi e concordanti".
Il 30 giugno 1992 una nuova sentenza della corte dAppello di Bologna
(presidente: Pellegrino
Iannacone) conferma tutte
le pene del precedente giudizio, assolvendo però, con formula piena, Dimopoulos. Lanno successivo la
Cassazione conferma la sentenza. Nel frattempo, però, sia Witold che Katharina sono scomparsi. Lui verrà arrestato quattro mesi dopo, in Germania. Lei
otto anni dopo, in Austria. Ma, intanto, in un memoriale, Witold Kielbasinski ha deciso di addossarsi per intero la
responsabilità dellomicidio
Mazza, scagionando sia Katharina, sia suo fratello Zbigniew. "Ho agito per gelosia,
non per denaro giura luomo - Ma ad uccidere materialmente Mazza è stato Dimosthenes Dimopoulos", il greco, assolto ormai in via
definitiva.
E i legali di Katharina
Miroslawa, per la seconda
volta, hanno chiesto un processo di revisione.
Oggi al fianco di Katharina si batte come un leone un uomo politico,
una volta magistrato: Antonio
Di Pietro. |