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Il delitto dell'uomo in blu

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LUCIANO LUBERTI: IL BOIA DI ALBENGA e l'assassinio di Carla Gruber

MILENA, LA DONNA CHE UCCIDEVA GLI UOMINI VIOLENTI

IL CASO DI SALVATORE GALLO: un omicidio senza cadavere

DUE GIORNALISTI INGHIOTTITI DAL BUCO NERO DELLA POLITICA ESTERA (SEGRETA) ITALIANA

La scomparsa di Davide Cervia

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PEDOFILIA: il caso di Rignano Flaminia

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Quello del traghetto Moby Prince, con le sue 140 vittime, è il più grave incidente nella storia della marina mercantile italiana, se si eccettua il lontano precedente del battello a vapore Sirio (4 agosto 1906) sul quale, al largo di Cipro, morirono 350 persone. Come bilancio di vittime, precede anche il naufragio dell'Andrea Doria, affondato il 26 luglio 1956 al largo dell'isola di Nantucket nel Massachusets (52 morti).
Una tragedia, quindi, di dimensioni epocali: 140 morti, 140 persone carbonizzate, 140 strazianti momenti di strazianti sofferenze. E dietro la tragedia, ancora oggi, il mistero più fitto, nonostante due sentenze della magistratura chiamata, peraltro, a giudicare soltanto i presunti ritardi dei soccorsi, non certamente le cause della tragedia.
Anche se la vicenda processuale non è conclusa, le perizie e i documenti ufficiali di cui disponiamo parlano solo e soltanto di cause tecniche: la nebbia, la distrazione che, forse, regnava a bordo del traghetto.
Si è parlato di immondi traffici di armi che in quelle ore, nelle ore del disastro, si stavano svolgendo nel porto di Livorno. Protagoniste altre navi, altre imbarcazioni, che facevano la spola tra la base USA di Camp Derby – vicinissima a Livorno – e le operazioni militari in corso nella ex Jugoslavia. Si è parlato di stranissime bettoline in movimento, quella notte. Ma le indagini non sono approdate a nulla.
Davvero un’altra Ustica, questa volta non del cielo, ma del mare?

LA CRONACA DEL DRAMMA

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LO SPETTRO DEL MOBY PRINCE
da una guerra all'altra (Il Manifesto 2003)


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