La
proverbiale memoria corta della stampa italiana ha notato in maniera appena larvata le
profonde analogie, se non addirittura le somiglianze, esistenti tra due orrendi massacri
avvenuti a distanza di un quarto di secolo luno dallaltro.
Come non considerare la sistematica eliminazione della famiglia Graneris quasi un precedente - simile nella modalità e uguale nel
contenuto - dellormai tragicamente famoso duplice delitto di Novi Ligure?
Doretta Graneris e Guido Badini come Erika
De Nardo e Omar Favaro? Ne parleremo più avanti. Per cominciare
è necessario ricostruire una delle più orribili vicende accadute nel dopoguerra,
stranamente caduta nel dimenticatoio: il massacro di Vercelli.
E la sera del 13 novembre 1975. Tre generazioni della famiglia Graneris sono raccolte davanti alla tv in una
villetta alla periferia di Vercelli quando suonano alla porta. E la figlia più
grande, Doretta, 18 anni compiuti da qualche mese, che
porta a casa il fidanzato Guido
Badini e lamante di
lei, Antonio DElia. In pochi attimi il destino di cinque
persone si compie. I tre, pistole alla mano, cominciano il massacro: colpiti cadono uno ad
uno i nonni di Doretta,
Romolo Zambon e la moglie Margherita; il padre,
Sergio e la madre, Itala, nonché il fratellino di 13 anni, Paolo. Cinque vittime di un disegno criminale
lungamente vagheggiato e preparato con ogni cura: le pistole acquistate al mercato nero,
unauto rubata per giungere sul luogo del delitto che subito dopo verrà data alle
fiamme, unaltra noleggiata che dovrà portare lontano i tre criminali. Un massacro
premeditato.
Movente del delitto? Allapparenza - ma tre processi non riusciranno a dare contenuto
ad altre inquietanti ipotesi - solo lavversione di Doretta per i suoi, ma
anche lansia di entrare in possesso delleredità di una famiglia non ricca, ma
certamente benestante.
Un massacro allestito con attenzione, ma non un delitto perfetto. I tre finiscono in
manette in pochissime ore. I carabinieri che cercano Doretta e Guido per dar loro lorrenda notizia non
li trovano a Novara, dove Badini, 21 anni, ragioniere, vive. Allora, alla
ricerca di qualche indizio che consenta di rintracciarli, aprono lauto di lui, non
usata per il delitto muliplo, e trovano allinterno un bossolo, uno di quelli sparati
nella casa di Vercelli: chissà come - forse rimasto sugli abiti di Guido o di Doretta - era scivolato sul pianale dellauto. E la prova decisiva.
Arrestati, i due crollano allistante e comincia un lungo estenuante gioco allo
scaricabarile: Doretta accusa gli altri due di averla drogata, Guido tenta la carta delluomo plagiato,
il terzo assassino, Antonio, uno sbandato coinvolto da lei nel
progetto criminale grazie a regalie sessuali, rimane impigliato in quella ragnatela di
confessioni e ritrattazioni.
Al processo la vicenda finirà con il complicarsi: emergerà appieno la personalità di Doretta Graneris: egoista, egocentrica, sessualmente
affamata, ragazza insoddisfatta e dominatrice. Guido Badini - di cui si scoprirano le frequentazioni in ambienti di destra -
verrà accusato, oltre che del massacro Graneris, anche di aver ucciso una prostituta (alla sbarra finiranno anche
unaltra prostituta, il suo protettore, nonché due fascistelli esaltati - tutti
busti del duce, teschi e pugnali - imputati di complicità nella strage).
Né Guido, né Doretta riusciranno nellimpresa di ottenere linfermità
(o almeno la seminfermità) mentale. Infermo di mente (almeno in primo grado) sarà
dichiarato Antonio
DElia.
Dopo due condanne nei due gradi di giudizio (ergastolo per la coppia diabolica e 24 anni
per Antonio), la Cassazione chiuderà il caso.
Nel 1993 Doretta
Graneris, che in carcere
si è laureata in architettura, dopo aver scontato 18 anni, ha ottenuto la semilibertà
per lavorare nella comunità
torinese di Don Luigi Ciotti. |