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coltellate, un massacro in piena regole, un furia beluina scatenata contro una giovane
donna nel bagno di ununiversità, non un qualsiasi ateneo, ma lUniversità Cattolica del Sacro Cuore
di Milano.
Accade il 24 luglio 1971, un sabato, anche se il corpo di Simonetta Ferrero - 26 anni, laureatasi in scienze
politiche due anni prima proprio in quelluniversità - verrà trovato solo il
lunedì, unora e mezzo dopo lapertura, da un giovane seminarista, Mario Toso, 21 anni, iscritto alla facoltà di
filosofia.
Chi è perché ha assassinato con tanta rabbia Simonetta sul cui corpo non vengono trovate tracce di violenza carnale? Perché a
scoprire il suo cadavere è stato un pudibondo seminarista entrato nel bagno delle donne?
E, soprattutto, chi è Simonetta
Ferrero?
Sul chi e sul perché il buio è ancora oggi profondo, dal momento che il delitto della Cattolica è un delitto impunito. Mario Toso è entrato in quel bagno perché attratto
da un rubinetto che perdeva acqua, ma con il delitto sembra non centrare nulla:
sotto le unghie di Simonetta vengono rinvenuti frammenti di pelle,
segno che la giovane ha lottato con il suo assassino, ma Toso non ha su di sé neppure un graffio.
Più difficile (o forse troppo facile) rispondere allultima domanda, perché Simonetta è davvero una ragazza qualsiasi: è
carina, ma non particolarmente attraente; la sua vita è irreprensibile, un lavoro
tranquillo, abita con la famiglia, non frenquenta ambienti particolari, non sembra avere
legami sentimentali e quel sabato nel bagno di quelluniversità è entrata quasi per
caso. La mattina doveva sbrigare qualche commissione prima di partire, con padre e madre,
per le vacanze in Corsica. Alla Cattolica è arrivata, probabilmente, per prendere alcune informazioni che
unamica le aveva chiesto. Tutto qui.
Lindagine parte subito con il piede sbagliato. Il livello della polizia scientifica, data lepoca, non è dei più
eccelsi, ma in quel bagno coperto di sangue di indizi ce ne sono un mare: ditate sul
pavimento, manate sporche di sangue sui muri, impronte dappertutto. Eppure sul delitto della Cattolica - seguito fin dalle prime battute dal commissario Antonino Orlando, vice capo della squadra mobile di Milano, poliziotto come oggi non ce ne sono più
- scende subito il buio più fitto. Se il movente ipotizzato può essere quello a sfondo
sessuale (uno stupro tentato) e larma del delitto mancante è sicuramente un
coltello, non cè il profilo del killer che comunque non si adatta ai pochi che in
quel sabato di fine luglio si trovavano in quelluniversità.
Resta un dubbio: che ad uccidere Simonetta sia
stato un serial killer. Tra il 1970 ed il 1975 a Milano, uccise a coltellate,
muoiono ben 11 donne: diverse prostitute, ma anche donne dalla vita tranquilla, proprio
come Simonetta Ferrero, ma anche come Valentina Masneri Tribolati, disegnatrice di moda, travolta da 16
coltellate nella sua abitazione vicino alla stazione Centrale o come la proprietaria di
una pensione sempre nei pressi della principale stazione di Milano, Adele Margherita Dossena, madre di unattrice che negli anni
Settanta conoscerà il suo quarto dora di celebrità, Maria Magnoni, in arte Agostina Belli.
11 donne uccise a pugnalate in sei anni a Milano. 11 delitti insoluti. |