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Il mostro di Firenze

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Il caso Lavorini

NOBILTA' E GELOSIA: LA STRAGE DEL MARCHESE CASATI

Il delitto della Cattolica

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Il massacro del Circeo

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Il delitto Iacopi

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Il delitto dell'Olgiata

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Il caso Marta Russo

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Lo strano suicidio di Luigi Tenco

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Maurizio Mighella

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MILENA, LA DONNA CHE UCCIDEVA GLI UOMINI VIOLENTI

IL CASO DI SALVATORE GALLO: un omicidio senza cadavere

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La scomparsa di Davide Cervia

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PEDOFILIA: il caso di Rignano Flaminia

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Il massacro del Circeo, per l'atrocità delle sevizie inferte a Donatella Colasanti e Rosaria Lopez, che ne morì, è destinato a restare una delle pagine criminali più allucinanti del dopoguerra.
Oltre mille pagine di istruttoria furono scritte per ricostruire nei dettagli questo delitto avvenuto il primo ottobre del 1975.
Dopo 36 ore di torture morali, fisiche e sessuali, tre giovani
Gianni Guido, Angelo Izzo e Andrea Ghira, tutti gravitanti negli ambienti neofascisti della capitale, uccidono Rosaria Lopez, 17 anni, che assieme alla sua coetanea, Donatella Colasanti, li aveva seguiti nella villa al Circeo di Ghira, convinte di andare ad una festa.
Dopo una notte di bestiale violenza, all'alba, i tre - pensando che le due ragazze siano morte - le avvolgono in sacchi di plastica, le caricano nel bagagliaio della 127 di
Guido e fanno ritorno a Roma. Prima di sbarazzarsi dei corpi delle due ragazze, parcheggiano tranquillamente l'auto sotto l'abitazione dello stesso Guido e si allontanano.
Ma
Donatella Colasanti, tramortita e ferita, è era ancora viva, e accortasi che l'auto è stata abbandonata, comincia a gemere, richiamando così l'attenzione di un vigile notturno che apre il bagagliaio dell'auto e la salva.
Gianni Guido viene subito arrestato, in apparente stato di confusione mentale. Angelo Izzo poco dopo, Andrea Ghira riesce invece a fuggire. Non sarà mai catturato.
Il processo si svolge nel luglio del 1976 e i giudici non concedono alcuna attenuante ai tre imputati, che vengono condannati in prima istanza al carcere a vita per omicidio pluriaggravato.
Nel gennaio del 1977
Gianni Guido e Angelo Izzo cercano di evadere dal carcere di Latina, dove erano detenuti, prendendo in ostaggio una guardia carceraria. Il tentativo fallisce.
Al processo d'appello, il 28 ottobre 1980, i familiari della giovane uccisa, accettano il risarcimento offerto dalla
famiglia Guido e questo - insieme al presunto pentimento dell'omicida - induce la Corte a ridurgli la pena a 30 anni di reclusione. Successivamente Guido viene trasferito nel carcere di San Gimignano dove, grazie ad una condotta modello, riesce a godere di un trattamento tanto privilegiato da avere accesso alla portineria del penitenziario da dove fugge, senza particolari difficoltà, il 25 gennaio 1981.
Il 28 gennaio 1983
Guido viene arrestato a Buenos Aires: sotto falso nome, vendeva automobili. Ricoverato in ospedale, in attesa di estradizione, perché feritosi durante un tentativo di evasione, il 15 aprile 1985, Guido riesce nuovamente a fuggire. Sarà nuovamente intercettato nel giugno 1994 a Panama e trasferito in Italia.
Tentativi di evasione hanno caratterizzato anche la vita carceraria di
Angelo Izzo, nel frattempo divenuto una sorta di "pentito" buono per tutte le stagioni (dall’eversione di destra fino alla mafia). Izzo riesce ad evadere dal carcere di Alessandria il 25 agosto 1994 per essere poi arrestato in Francia il 15 settembre successivo.
Di
Andrea Ghira, invece, non si sono mai avute notizie.

BOTTE, SEVIZIE E STUPRI NELLA VILLA DEL MASSACRO

TRE FASCISTELLI, VIOLENTI E FRUSTRATI

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