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La belva di via San Gregorio

L'omicidio della contessa Bellentani

Il caso Montesi

La decapitata di Castelgandolfo

Il delitto Martirano

Il delitto dell'uomo in blu

Il delitto dell'uomo in blu

La tragedia del Vajont

Perché uccidere Milena Sutter?

Il mostro di Marsala

Gli amanti diabolici di Torino

L'affare Bebawi

Il mostro di Firenze

Il mostro di Foligno

Il caso Lavorini

NOBILTA' E GELOSIA: LA STRAGE DEL MARCHESE CASATI

Il delitto della Cattolica

L'ASSASSINIO DI PASOLINI

Il massacro del Circeo

Il massacro dei Graneris

Il caso Carlotto

I delitti di Ludwig

Chi ha ucciso Fausto e Iaio

Il caso Tortora

L'omicidio Mazza

Il delitto Iacopi

Il delitto di Via Poma

La tragedia del MOBY PRINCE

Il delitto dell'Olgiata

L'omicidio Cinzia Bruno

Il caso Marta Russo

Donato Bilancia

L'aereo killer del Cermis

Il duplice omicidio di Novi Ligure

Il delitto di Cogne

Il canaro della Magliana

Lo strano suicidio di Luigi Tenco

Il delitto del catamarano

Maurizio Mighella

Nada Cella

Eleonora Scroppo

Bestie di Satana

Michele Profeta

I delitti di Alleghe

l'imbalsamatore

Il delitto di San Patrignano

2001: IL DELITTO DI ARCE: L'OMICIDIO DI SERENA MOLLICONE

IL DELITTO DI BALSORANO

L'OMICIDIO DI VEROLI

IL DELITTO DEL DAMS

PIETRO MASO E IL MASSACRO DEI SUOI GENITORI

LUCIANO LUBERTI: IL BOIA DI ALBENGA e l'assassinio di Carla Gruber

MILENA, LA DONNA CHE UCCIDEVA GLI UOMINI VIOLENTI

IL CASO DI SALVATORE GALLO: un omicidio senza cadavere

DUE GIORNALISTI INGHIOTTITI DAL BUCO NERO DELLA POLITICA ESTERA (SEGRETA) ITALIANA

La scomparsa di Davide Cervia

speronamento kater i rades

PEDOFILIA: il caso di Rignano Flaminia

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(A cura di Giovanni Giaccone)

16 ottobre 19976 maggio 1998: è racchiusa in questi sette mesi la carriera criminale di Donato Bilancia, annoverato ormai tra i più feroci serial killer italiani, condannato dalla Corte d’Assise di Genova a 13 ergastoli e 28 anni di reclusione.
17 delitti senza apparente motivo, con un’unica ragione di fondo: la vendetta.
Lungo questo movente, generico e proprio per questo ancora più inquietante, si è mossa la confessione di
Donato Bilancia, avvalorata dal PM, Enrico Zucca. E solo nella vendetta sta la spiegazione ufficiale di una vicenda che ha segnato di orrore, paura e morte un’intera regione come la Liguria.
Eppure non può essere così: la storia di
Donato Bilancia non si può ricondurre solo ad un pur feroce proposito di vendetta. Certo, il motivo scatenante è proprio questo: l’omicidio di Giorgio Centenaro e il duplice assassinio di Maurizio Parenti e Carla Scotto (i primi tre delitti commessi da Bilancia) nascono dalla volontà di Bilancia di volersi rifare dagli inganni subiti ai tavoli da gioco. Ma nella lunga scia di sangue lasciata da Bilancia si intravedono in controluce troppe storie ancora difficili da spiegare.
Troppo diversi sono i comportamenti del killer: prima compie tre delitti mosso solo da una accecata vendetta, poi inanella una serie di omicidi nei confronti di povere prostitute caricate per strada, quindi uccide, per rapina, due cambiavalute e un benzinaio e alla fine, in preda ad un delirio soffocante, assassina ancora due donne, due sconosciute, incontrate sul treno.
Ci sono poi le zone d’ombra: difficile accettare – per l’
omicidio del metronotte Giorgio Canu - la motivazione di un vecchio rancore provato da Bilancia verso gli agenti notturni. Così come è difficile immaginare Bilancia, da solo, in almeno tre delitti: ancora quello del metronotte e prima ancora nel duplice omicidio Parenti e Scotto.
Per i magistrati la confessione è da considerarsi esauriente, ma come negare che la stessa scricchioli alla luce della ricostruzione dei fatti?
Come
Bilancia riuscì, senza la collaborazione di un complice, a immobilizzare il massiccio Giangiorgio Canu prima di ucciderlo a freddo? Come riuscì a uccidere Parenti e sua moglie senza che questi opponessero la minima resistenza?
E quali erano i rapporti tra
Bilancia e la mafia locale, la pericolosa famiglia Fiandaca che gestiva il giro dei videopoker del genovese, ma faceva anche da regia occulta al racket della droga e della prostituzione?
Chi è allora
Walter, come Donato Bilancia era chiamato dagli amici? Un ladro gentiluomo, come lui stesso amava definirsi? Oppure un puttaniere quasi impotente, frequentatore assiduo del sottobosco notturno genovese, tra localacci malfamati dell’angiporto e scorribande di gang albanesi e italiane?
Il
caso Bilancia è chiuso. In attesa di un processo d’Appello sono però ancora molti gli interrogativi che aspettano una risposta.


UN’ANGOSCIOSA SEQUENZA DI MORTE
Sette mesi di sangue e follia


DELITTO PER DELITTO
17 omicidi al microscopio

 

 
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