Per
dimenticare Rina Fort, la belva di via San
Gregorio, ci vuole il delitto opposto e speculare di villa d'Este.
In via San Gregorio l'Italia degli immigrati, dei magliari, della gente senza nome che ha
cambiato città, casa, famiglia, che si è fatta largo con le unghie, con i denti nel
mercato nero, nella prostituzione, nel furto, per la quale un poliziotto è un signore e
il questore un dio inavvicinabile; e a villa d'Este, sul lago di Como, il luogo di ritrovo
mondano della Lombardia ricca, di quel "quarto partito" di cui parla De Gasperi
che porta il denaro in Svizzera, invita a cena il questore e il prefetto.
Non l'alta finanza e la grande industria, intendiamoci, non le grandi famiglie che hanno
nella Bastogi e in altre finanziarie il luogo dei loro potere corporato, non i Pirelli, i
Faina, i Marinotti, ma il "generone" comasco, gli industrialotti come Carlo
Sacchi che ha sposato la ex ballerina tedesca Lian Willinger e si è presa come amante la
contessa Bellentani, moglie di un Bellentani che sarà aristocratico, ma produce salumi.
Offesa dalle villanie e dalle volgarità dell'amante la Bellentani aspetta, il 15
settembre 1948, una serata di gala nel fasto di villa d'Este, si avvicina al Sacchi,
pronuncia poche parole e lo fulmina con una rivoltellata. La nota snobistica è data dal
barone Maurizio de Rotschild che si trova per caso a un tavolo poco distante: è fra i
primi a capire che c'è stato un delitto e mormora, senza muoversi: "Ah, ces
italiens".
C'è anche Robert Bouyerure, un francese che ha sposato la sarta Biki, della famiglia
proprietaria del Corriere della Sera. Il suo infallibile istinto di classe lo fa
vvicinare alla Bellentani che ha tentato di uccidersi, a prenderla per un braccio
dicendole: "Andiamo madame, è chiaro che si tratta di un incidente".
Non si tratta di un incidente. Ci sarà un processo, ma i cronisti del Corriere della Sera
dovranno trattare con cautela e rispetto e la Corte dAssise accetterà per buona la
seminfermità mentale, la condannerà a soli dieci anni poi ridotti a sette.
Gli italiani imparano da Villa dEste che così va il mondo di delitti e delle pene.
(Giorgio
Bocca Storia della Repubblica italiana Rizzoli, 1981) |